La Rabbia dei Vampiri

Molte prove sono a favore del fatto che una zoonosi (cioè una malattia trasmessa all’uomo dagli animali) possa aver giocato un ruolo chiave nella genesi della leggenda sui vampiri.

Ciò è in accordo con la teoria antropologica secondo la quale molte leggende popolari sono basate su fatti realmente accaduti. Da questo punto di vista, sostenere che il vampiro sia un personaggio di pura fantasia è certamente inappropriato.

E’ il maggio del 1693 quando un articolo appare sulla gazzetta parigina “Mercure Galant” citando il rinvenimento di strani cadaveri di uomini e animali il cui sangue era rimasto nello stato liquido. In seguito a questa notizia, si diffuse a macchia d’olio in Europa la credenza che quei corpi non fossero davvero morti e che, chiamati dal diavolo, avessero abbandonato spontaneamente le loro tombe.

Questa fu la prima “apparizione” ufficiale dei vampiri.

La risonanza della notizia fu tale che, come successivamente notò Voltaire nel suo “Dictionnaire Philosophique” del 1784, “… i vampiri erano la solo materia di conversazione tra il 1730 e il 1735…”.

L’episodio più famoso di vampirismo coinvolse il villaggio serbo di Medvedja, nell’inverno 1731-1732. La morte di alcuni contadini venne attribuita a un vampiro che, secondo quanto riportato, uccise anche altre persone e svariati animali nei villaggi limitrofi.

Complessivamente furono rinvenuti 17 cadaveri, tutti con “… chiari segni di vampirismo …”.
I corpi, secondo i dettami del caso, “… vennero trafitti con un paletto, decapitati e infine cremati …“.

Solo i dati raccolti dagli antropologi attraverso i racconti e le presunte testimonianze del tempo permettono di ben delineare la figura del vampiro e lo stato d’animo con il quale vivevano le comunità coinvolte nel fenomeno del vampirismo.

“… Nei villaggi infestati dai vampiri, i giorni e le notti si rincorrono all’insegna dell’eterna lotta tra il bene e il male … E’ già all’imbrunire che i contadini ritirano frettolosamente il bestiame e si accertano che mogli e figli siano già rincasati. Mentre l’oscurità avanza, l’aria si impregna degli odori dell’aglio accuratamente sfregato sulle porte e della resina degli alberi che lentamente brucia sui davanzali delle finestre. Nelle case, il silenzio, mentre fuori solo l’ululato dei cani fende l’aria della notte ormai giunta … D’improvviso il silenzio. Poi qualche latrato e di nuovo il silenzio. I contadini ora sanno che anche questa notte è tornato…”

 

“… Il vampiro, creatura della notte, si è destato dopo il lungo riposo e ha bisogno di nutrirsi di sangue e di anime … La sua ferocia è seconda solo alla sua capacità di tramutarsi da uomo ad animale.  Sovente assume le sembianze di un cane, un lupo, un gatto oppure un pipistrello ma all’occorrenza sa anche rendersi perfettamente invisibile … Nel suo incessante errare, ogni creatura dal sangue caldo è la benvenuta; gli abitanti del villaggio sanno che l’attacco del vampiro è rapido, violento e letale … Il suo morso non lascia scampo ma il peggio è che non a tutti è concesso di morire subito: molti uomini e animali sazieranno anche la sete di anime del vampiro e, dopo giorni di agonia, lasceranno le spoglie mortali divenendo anch’essi creature della notte … “. ” … Il vampiro, tranne rare eccezioni, è maschio e con il suo incessante e morboso desiderio di accoppiarsi lascia sovente una scia di feroci stupri lungo il suo cammino; è il modo che predilige per scegliere le compagne del suo eterno vagabondare senza meta …”.

 

“… I contadini non ricordano più, ormai, quante notti di veglia e preghiera hanno trascorso e mentre lo sconforto li assale ecco che la notte lentamente si ritira, cedendo il passo al giorno che silente si avvicina … I preti e i contadini sanno già ciò che devono fare … E’ là, nei cimiteri, che occorre andare … Tutti sanno che alle prime luci dell’alba i vampiri, ormai saziati dal sangue delle loro vittime, si rifugiano nell’oscurità delle loro tombe e lì giacciono quiescenti nell’attesa che il giorno passi … Ma il loro bell’aspetto li tradirà, svelando la loro presenza tra i comuni defunti: quel corpo pallido ben conservato, la pelle tesa e la bava ancora insanguinata che circonda le loro bocche non lasciano dubbi … E’ in questo momento che il vampiro è vulnerabile e non c’è un momento da perdere … I preti indicano ai contadini cosa fare: l’unico modo per udire il grugnito del vampiro che muore è quello di trapassare il suo corpo con un paletto … Poi occorre decapitarlo e cremarlo e, infine, spargere dell’acqua intorno alle ceneri …”

 

“… Non ci sono state vittime tra gli uomini, questa notte, solo cani e qualche gatto … I dotti del villaggio hanno ben insegnato che l’uso dell’aglio, dell’acqua e degli specchi possono fare la differenza tra la vita e la dannazione eterna … In presenza di questi strumenti del bene il vampiro non muore ma il suo volto si contrae in una smorfia di dolore, il respiro diviene affannoso e, mentre la gola gli si chiude in un’invisibile morsa, una schiuma sanguinolenta gli esce dalla bocca e il vampiro in preda agli spasmi e a deliranti grugniti, muta le sue feroci sembianze in una maschera di terrore …”

 

“… Ma scampare all’attacco di un vampiro non è sufficiente per sottrarsi al destino della dannazione eterna … Per non diventare vampiri, i contadini sanno che devono fare attenzione a non nutrirsi delle carni delle vittime di questi esseri demoniaci e osservare un comportamento retto, evitando accuratamente di avere rapporti sessuali promiscui…”.

 

“… Ma il giorno non è mai lungo abbastanza per scovare e uccidere tutti i vampiri nascosti nei
cimiteri dei villaggi e, col nuovo volgere delle tenebre, vecchie e nuove anime dannate si destano in cerca delle loro prossime vittime…”.

 

… E il cerchio ricomincia …

E’ possibile, oggi, dare una spiegazione razionale a questi racconti, tale da giustificare da un punto di vista medico-antropologico l’esistenza di esseri con le caratteristiche attribuite ai vampiri?
A questo proposito oggi sappiamo che l’aggressività, l’ipersessualità e la tendenza alla vita notturna si riscontrano nei pazienti con disfunzioni in alcune strutture del sistema limbico come l’ipotalamo, il complesso dell’amigdala e l’ippocampo. Inoltre, il coinvolgimento di uomini e animali nel vampirismo e il fatto che il morso del vampiro possa trasformare le proprie vittime in altrettanti suoi simili, sono certamente evocativi di una zoonosi trasmissibile attraverso un morso.

A questo punto non rimane che chiedersi: quale forma di zoonosi letale può nel complesso rendere ragione dei disturbi del sistema limbico, della presenza di sangue liquido nei cadaveri, del morso fatale dei vampiri e, inoltre, sia cronologicamente e geograficamente compatibile con le origini delle varie leggende?

Una sola forma di zoonosi può tanto: la rabbia.

Tra la fine del 17° secolo e la prima metà del 18°, la rabbia si abbattè frequentemente in Europa, soprattutto nell’area dei Balcani. Una grande epidemia venne documentata con certezza in Ungheria, tra il 1721 e il 1728. Non a caso i Balcani sono la regione dei vampiri per antonomasia. Il virus della rabbia viene solitamente introdotto nell’organismo attraverso un morso. Sono note però anche altre vie di infezione quali le mucose della bocca e dei genitali e anche attraverso le vie aeree, infatti, il virus è solitamente presente nell’aria delle caverne densamente popolate da alcune specie di pipistrello. La rabbia incide in maggior misura sulla popolazione maschile rispetto a quella femminile (circa 7 volte) sia nell’uomo che negli animali e prevale soprattutto nelle zone rurali.

Dopo un intervallo silente, il virus raggiunge il sistema nervoso centrale attraverso i nervi periferici.
Nell’uomo, il periodo di incubazione dura da meno di 10 giorni a diversi anni (solitamente tra le 2 settimane e i 2 mesi). I primi sintomi comprendono la perdita dell’appetito, febbre, ansia, disturbi del sonno e affaticamento per diversi giorni. Successivamente, nell’uomo si sviluppa una forma di encefalite, conosciuta come rabbia furiosa, dovuta alla predilizione del virus per il sistema limbico, mentre in poco meno del 20% dei pazienti i sintomi assumono la forma di una paralisi progressiva (rabbia paralizzante).

I pazienti affetti dalla rabbia furiosa manifestano la tendenza al delirio, irrequietezza, disfunzioni del sistema vegetativo , ipersensibilità agli stimoli, insonnia persistente e
una crescente agitazione.

Nel giro di alcuni giorni, le principali caratteristiche della rabbia, l’ idrofobia e gli spasmi muscolari, diventano evidenti.
Solo la rabbia, in alcuni casi, può davvero richiamare il vampirismo molto da vicino. Gli spasmi solitamente coinvolgono la faccia, la laringe e i muscoli faringei, causando l’emissione di suoni rauchi e inducendo un aspetto “… come quello di un animale, con i denti serrati e le labbra retratte …”.

Allo stesso tempo, la saliva, non potendo essere deglutita, produce una schiuma sanguinolenta alla bocca, spesso accompagnata da vomito. Gli spasmi sono generalmente scatenati da alcuni stimoli, come la deglutizione o la semplice vista dell’acqua (idrofobia), la luce e i riflessi sulle superfici lucide (fotofobia), i rumori intensi e le sostanze fortemente odorose.

Nei casi più gravi, si manifestano accessi di ira che possono essere impressionanti. Come riportato in uno dei primi studi sulla rabbia pubblicato a Parigi nel 1780, “… Il paziente rabbioso si avventa contro le persone che gli si avvicinano, mordendole e graffiandole come se fosse un animale selvaggio …”.

Oggi, questo quadro drammatico si riscontra raramente, in parte per l’intervento medico e in parte perché l’aggressività causata dalla rabbia è inversamente correlata al livello culturale del paziente.
Altre informazioni sulle drammatiche condizioni delle vittime di questo virus, giungono da uno dei primi trattati sulla rabbia , pubblicato a Parigi nel 1912: “… durante i periodi di quiete, il paziente giace a letto, mentalmente cosciente ma terrorizzato, con sbuffi di saliva sanguinolenta che fuoriescono dalla bocca. Questo stadio è spesso accompagnato da incubi e allucinazioni …”.

Difficoltà di respirazione e la sensazione di una morsa alla gola sono anch’essi tra i sintomi più frequenti.
L’ipersessualità può essere una delle manifestazioni sorprendenti della rabbia furiosa. Nello stesso trattato si riporta che “… alcuni uomini possono avere un’erezione della durata di diversi giorni, persino associata ad eiaculazione …”.  La letteratura riporta casi di pazienti affetti dalla rabbia che avevano rapporti fino a 30 volte al giorno o che si erano resi protagonisti di ripetuti tentativi di stupro.
I pazienti con la rabbia normalmente vivono meno di 2 settimane e muoiono per asfissia o arresto cardiorespiratorio. E’ risaputo come queste cause di decesso inducano nei cadaveri una prolungata persistenza della fluidità del sangue, spiegando in tal modo perché, ai quei tempi, i corpi con questa caratteristica postmortem fossero considerati, al di là di ogni dubbio, dei vampiri quiescenti.

La rabbia è una zoonosi isosintomatica, dato che è in grado di indurre gli stessi disturbi sia
nell’uomo che negli animali e proprio questa peculiarità è in grado di spiegare la soprannaturale capacità dei vampiri di tramutarsi da uomini in animali; infatti, è plausibile immaginare che, nella semplice mentalità delle comunità rurali del tempo, uomini e animali in preda agli stessi sintomi venissero considerati come le diverse sembianze di un unico essere diabolico.
Durante la seconda metà del 18° secolo, i vampiri “scomparvero” progressivamente dai Balcani per riapparire più tardi nei lavori di molti scrittori Europei ed Americani. Il più noto tra i vampiri, il principe Dracula, venne creato nel 1897. Il suo nome e alcuni dei suoi attributi derivano da un signorotto della Valacchia vissuto nel 15° secolo, noto per i metodi brutali adottati nell’amministrare la giustizia ma che non ebbe mai alcuna relazione con le leggende sui vampiri.

In conclusione, la tendenza ad attribuire i fenomeni oscuri a forze metafisiche (animismo) e le
scarse conoscenze mediche, hanno certamente giocato un ruolo determinante nella genesi delle leggende sui vampiri. A quei tempi, la rabbia era conosciuta come una zoonosi trasmessa unicamente dal morso dei cani e pertanto, in altri contesti, la sua diagnosi poteva facilmente sfuggire. Questo poteva capitare se il morso fosse stato di vecchia data oppure dovuto ad un animale diverso da un cane, se il contagio fosse avvenuto attraverso l’inalazione o il contatto sessuale. Inoltre, certi sintomi della rabbia, quali l’aggressività e l’ipersessualità, non erano conosciuti come possibili manifestazioni della malattia. Ecco perché, in sintesi, è ragionevole attestare che il vampirismo trae le sue origini da una serie di gravi e sfortunati casi di rabbia furiosa non riconosciuta.

E’ interessante riportare come le analogie tra la rabbia e il vampirismo furono notate da un medico del tempo, rimasto anonimo, che affermò “… il vampirismo è una malattia contagiosa più o meno della stessa natura di quella che arriva dal morso di un cane rabbioso …”.

Una voce solitaria nella tanto conclamata epoca dell’Illuminismo.

 

Massimo Rizzi

Fonte: Neurology September 1, 1998 vol. 51 no. 3 856-859

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