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Amministrazione

… ricordo di avergli dato un fazzoletto …

giugno 15th, 2009 by Susy Zegarra Moran in Senza categoria

Chi non ricorda la propria infanzia, la serenità, le gioie e soprattutto i momenti difficili che segnano la nostra esistenza.
Cresciamo quasi senza rendercene conto e comprendiamo presto quanto questa nostra vita non sia solo gioco.

Ricordo come se fosse oggi, eravamo sicuramente più di una dozzina di bambini che giocavano in un parco vicino casa quando improvvisamente Laly, uno dei nostri compagni, cadeva pesantemente per terra eliminando una schiuma dalla propria bocca.
Immediatamente si avvicinarono alcuni genitori che si trovavano nei pressi per soccorrerlo e soprattutto per evitare che si potesse fare del male.
Dopo aver assistito a questo evento, per me traumatico, cominciai a colmare di domande mia madre per capire il perchè.

Il tempo passa.

Terminata la scuola l’unica alternativa possibile per aiutare mio padre e i miei fratelli era trovare un lavoro.
Lavoravo a San Isidro (Lima - Perù) presso un centro commerciale circondato da un grande parcheggio e da giardini fioriti; Quanto mi piaceva quella zona!

Era un giorno come tanti altri e io mi trovavo in cassa quando si presentò un ragazzino minuto.
Mi chiede per favore di dargli qualcosa da mettere in bocca perché intuiva che da un momento all’altro sarebbero sopraggiunte le convulsioni.
Ricordo di avergli dato un fazzoletto. Lui si allontanò e poi lo vidi stendersi sul prato del giardino del centro commerciale.
Nel frattempo un mio collega accorgendosi della situazione chiamò l’ambulanza.

Da allora sono trascorsi circa dieci anni. “Chissà che sarà della vita di questo ragazzo?” mi domando spesso.

Gli anni passano, i miei nipoti crescono e cominciano ad andare a scuola.
Tutte le mattine ci trovavamo all’ingresso della scuola con le mamme degli altri bambini.
Era un giorno di dicembre pieno di sole.
Esperanza, la madre di uno dei bambini era però vestita come se facesse molto più freddo.
Effettivamente aveva le mani gelate.
Fu così che mi raccontò che da quel segno lei capiva l’avvicinarsi delle convulsioni.
Lei, come tante altre persone, non aveva le possibilità economiche per procurasi le pillole che potevano aiutarla a controllare le convulsioni.
L’unica soluzione era quella di recarsi in chiesa dove la potevano aiutare dandole il “Tegretol”, nome della medicina.
Oggi, grazie a tanti aiuti umanitari so che Esperanza, madre di cinque figli, può contare sulla medicina con cui tenere sotto controllo questa terribile malattia.

Vivo in Italia da 5 anni. Grazie a una persona a me molto cara ho avuto l’opportunità di conoscere ARCEM.
Adesso collaboro con l’associazione e sono impegnata attivamente nel promuovere le sue attività e iniziative anche al di fuori dei confini nazionali.
Confido che la lettura di queste mie esperienze spingano altre persone a prendere coscienza dell’importanza della ricerca scientifica nel campo delle malattie cerebrali e del midollo spinale.


5 per mille: forse sarebbe meglio…

giugno 5th, 2009 by Massimo Rizzi in Senza categoria

Fermo restando che l’introduzione dello strumento del 5 per mille è un evento certamente positivo nell’ambito del sostegno alle organizzazioni non-profit, vorrei commentare su alcuni aspetti di questo meccanismo sui quali spesso si sorvola.

Il meccanismo del 5 per mille si concretizza in sede di dichiarazione dei redditi offrendo ai contribuenti la possibilità di poter donare, ogni 1000 Euro di tasse versate allo Stato, 5 Euro a un ente non-profit specificamente scelto dal contribuente.
In tal caso, il contribuente deve indicare nell’apposito riquadro il codice fiscale dell’organizzazione che intende sostenere e sottoscrivere tale scelta.
In alternativa, il contribuente può decidere di non agevolare nello specifico alcun ente ma di favorire un intero settore e ciò avviene con l’apposizione della sola firma senza l’indicazione di alcun codice fiscale.

Ma questi ultimi contribuenti sanno come verrà suddiviso il loro 5 per mille?

Questo, a mio avviso, è un punto importante su cui meditare.
Ecco ciò che accade, con un esempio.

Il signor Rossi ritiene che le organizzazioni del non-profit siano tutte meritevoli.
Non volendo sostenerne una in particolare, si limita alla sola apposizione della propria firma nell’apposito riquadro del 5 per mille.
Così facendo, forse, il signor Rossi vorrebbe esprimere la propria volontà affinché il suo contributo venga ripartito in parti uguali tra tutte le organizzazioni di quello stesso settore.
Invece, la quota del 5 per mille del signor Rossi verrà accantonata unitamente alle quote di tutti coloro che si sono comportati in maniera analoga al signor Rossi e il fondo così costituito verrà suddiviso in maniera proporzionale, e non in parti uguali.

Questo significa che se un’organizzazione ha ricevuto per espressa volontà dei contribuenti una quantità di denaro pari, diciamo, al 2,23 % di tutto il 5 per mille che i contribuenti hanno destinato per espressa volontà alle singole organizzazioni, allora quella stessa organizzazione riceverà il 2,23 % del denaro accumulato in seguito alle scelte “generaliste” (mi si passi il termine) effettuate dai vari signori Rossi.

E’ evidente che questo meccanismo privilegia, paradossalmente, le organizzazioni che già hanno ricevuto molto.
Addirittura, più hanno ricevuto e più attingeranno dal fondo costituito con tutti i 5 per mille dei vari signori Rossi, anche se, nello specifico, quella stessa organizzazione non è mai stata ritenuta più meritevole rispetto ad altre da nessuno dei signori Rossi!

Vi sembra questo un meccanismo ben ponderato ed eticamente accettabile, non solo nei confronti delle organizzazioni minori ma anche nei confronti dei vari signori Rossi?

A parere di chi scrive, lo Stato non dovrebbe permettere che ciò accada, perché sia da un punto di vista etico, sia di fronte alle leggi giuridiche e fiscali, nessuna organizzazione del non-profit è più nobile o meritevole di un’altra, perlomeno agli occhi di uno Stato che dovrebbe porsi come arbitro imparziale in questo scenario e farsi garante di una gestione più equa, direi più etica, di questo strumento.
Proprio in quanto Stato. E proprio in quanto tale, e per rafforzare l’efficacia dello strumento del 5 per mille, lo Stato dovrebbe prevenire quella insensata competizione da libero mercato alla quale si assiste ogni anno in prossimità delle dichiarazioni dei redditi e foraggiato dalle organizzazioni non-profit “agiate”.
E’ sotto gli occhi di tutti come una parte del denaro sovente raccolto in beneficenza venga letteralmente sperperato (“investito”, direbbero alcuni) in pure e semplici operazioni pubblicitarie a tutti i livelli, al solo scopo di accaparrarsi una fetta maggiore del 5 per mille.

Non occorre però la lungimiranza degli analisti di mercato per capire che in questo modo a rimanere escluse dai benefici del 5 per mille saranno le piccole realtà del non profit, quelle cioè più bisognose di quei mezzi di sostentamento che proprio lo strumento del 5 per mille avrebbe dovuto fornire loro. Una soluzione ragionevole sarebbe certamente quella di impedire alle organizzazioni che hanno beneficiato di una certa cifra (ad esempio, che hanno ottenuto più di un milione di Euro) di poter accedere anche alla spartizione del fondo “dei signori Rossi”. Inoltre, questo fondo dovrebbe essere ripartito in maniera equa, e non proporzionale, tra tutte le rimanenti organizzazioni.

Sono convinto che se lo Stato provvedesse a distribuire meglio questa risorsa, tutte le organizzazioni del Terzo Settore non avrebbero la necessità di sperperare denaro e lavoro in campagne promozionali grandi o piccole che siano.
Piuttosto, ogni organizzazione si ritroverebbe con più fondi a disposizione per crescere e per poter perseguire i propri fini statutari con maggiore incisività.

E ciò a vantaggio esclusivo dell’intera società.

Massimo Rizzi